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dc.contributor.authorPELLITTERI, Paola
dc.date.accessioned2009-07-13T07:18:16Z
dc.date.available2009-07-13T07:18:16Z
dc.date.issued2009
dc.identifier.citationFlorence, European University Institute, 2009
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/1814/12033
dc.descriptionDefense Date: 08/06/2009en
dc.descriptionExamining Board: Prof. Ben Ghiat Ruth (New York University) Prof. Conrad Sebastian (EUI) Prof. Haupt Heinz-Gerhard (EUI-supervisor) Prof. Labanca Nicola (Università degli Studi di Siena)en
dc.description.abstractAlcune domande, ad esempio, sorgono immediate: perché erano diffuse 'malattie tropicali' in quello spazio geografico, la Tripolitania, che l’immaginario comune italiano usava additare sin dalla guerra di Libia come un caldo, secco e torrido, nella definizione salveminiana, uno 'scatolone di sabbia'? Ma che cosa significava, in fin dei conti, l’espressione 'malattia tropicale'? Perché, ormai già in pieno regime fascista, a viaggiatori e coloni italiani erano consigliate prescrizioni mediche elaborate per il contesto imperiale britannico? Fu preponderante per i medici italiani in colonia l’esempio britannico? E valsero queste prescrizioni a mantenere lontani e distanti i coloni e i viaggiatori italiani dai nativi poveri? Si configurò l’azione sanitaria italiana come uno strumento per persuadere i nativi del 'bene comune' portato dalla colonizzazione italiana? Questa ricerca ha individuato alcune risposte a queste domande e, a sua volta, rilancia e propone altrettanti quesiti. Reinterpreta il progetto coloniale italiano alla luce dell’opera e politica sanitaria e delle istituzioni sanitarie messe in atto dalle autorità liberali e fasciste coloniali. Realizza questo adottando una principale prospettiva, potremmo dire, stato-centrica, incentrata sull’analisi critica di figure e istituzioni emanazione del potere coloniale. Un primo motivo dell’adozione di questa prospettiva analitica rimanda allo stato attuale degli studi esistenti su questo problema storiografico con i quali è stato possibile tracciare confronti, un secondo motivo rimanda alla problematica della reperibilità di documentazione storica alla quale si è potuto far riferimento. La scelta di questa prospettiva analitica potrà sembrare o, in altre parole, costituire, un limite di questo studio. Qualora è risultato possibile si ha avuto cura, però, di incorporare prospettive non statocentriche nella narrazione storica. Altri studiosi, ad esempio, hanno prestato attenzione alla comprensione di come la popolazione locale nativa organizzò proprie strutture di assistenza sanitaria. Si ritiene, d’altra parte, che per comprendere molti degli sforzi per rendere egemonica la biomedicina nella Quarta Sponda sia necessario guardare ai fallimenti, agli scarti ed alle fenditure interne che caratterizzarono la stessa biomedicina, all’implementazione di politiche sanitarie che ebbero come oggetto la 'malattia tropicale', all’operato dei medici italiani nelle strutture sanitarie ed ai processi di negoziazione in essa inscritti. A questo proposito, fin da ora, si vuole sottolineare che, nel corso di questa tesi, si sono seguite le tracce professionali e biografiche lasciate da molti medici attivi nel contesto della Tripoli coloniale. Non si è trattato, peraltro, di adottare un approccio prosopografico, quanto piuttosto di ricomporre degli elementi che individuino delle 'biografie collettive' che mettano in evidenza gli elementi di inerzia e non solo la razionalità presente nelle scelte degli attori storici.en
dc.language.isoiten
dc.relation.ispartofseriesEUI PhD thesesen
dc.relation.ispartofseriesDepartment of History and Civilizationen
dc.subject.lcshMedical care -- Libya -- Tripoli -- History
dc.subject.lcshLibya -- Colonization -- History -- 20th century
dc.subject.lcshItaly -- Colonies -- History -- 20th century
dc.titleIgea in colonia: biomedicina, istituzioni sanitarie e professioni mediche a Tripoli (1880-1940)en
dc.typeThesisen
eui.subscribe.skiptrue


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