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Ferdinando Marescalchi (1754-1816) : Un collezionista italiano nella Parigi napoleonica

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Bologna, Minerva, 2005, Saggi, studi, ricerche. Figli di Mercurio
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PRETI HAMARD, Monica, Ferdinando Marescalchi (1754-1816) : Un collezionista italiano nella Parigi napoleonica, Bologna, Minerva, 2005, Saggi, studi, ricerche. Figli di Mercurio - https://hdl.handle.net/1814/25961
Abstract
Stendhal, di passaggio a Bologna nel 1817, segnalava in particolare "la galerie de cet aimable comte Marescalchi, que nous avons vu nous donner des si jolies fêtes dans sa maison des Champs-Élysées". Il mobilio parigino - che il francese non mancò di notare - recava testimonianza di un gusto moderno, aggiornato alle nuove mode della capitale francese, ma sono soprattutto i quadri, principalmente di scuola italiana, che egli ammirò nel Palazzo Marescalchi. Negli stessi anni, altri viaggiatori illustri, come lord Byron e Shelley, avevano segnalato questa raccolta prestigiosa, destinata tuttavia ad una rapidissima dispersione e, quindi, all'oblio. Ferdinando Marescalchi, aristocratico e senatore della Bologna pontificia, aderì sin dall'arrivo dei Francesi alle nuove idee e divenne uno dei più zelanti promotori del nuovo regime. Dopo una brillante carriera in seno alle recenti istituzioni, è in qualità di ministro delle relazioni estere della Repubblica italiana, poi del Regno d'Italia, che egli risiedette a Parigi dal 1802 al 1814. Non sopravvisse a lungo all'Impero e terminò la sua carriera come governatore del ducato di Parma e di Piacenza, poi come ministro plenipotenziario dell'Imperatore d'Austria a Modena. Proprio durante il periodo parigino, che corrisponde all'apice della sua carriera politica e sociale, si precisò anche la sua figura di collezionista e di mecenate. La capitale francese gli offrì numerose occasioni di arricchire la sua biblioteca e soprattutto di riunire una prestigiosa collezione di dipinti che, alla sua morte, contava ben 700 opere. Eterogenea per qualità e peraltro rappresentativa della curiosità e del gusto raffinato del suo proprietario, questa raccolta accoglieva alcuni quadri di prim'ordine, quali i Quattro Santi del Correggio (New York, Metropolitan Museum), il Salvatore in gloria, anch'esso attribuito al Correggio (Musei Vaticani), il Giudizio di Salomone, allora ritenuto opera di Giorgione, ma dato oggi a Sebastiano del Piombo, il Ritratto di Francesco Savorgnan di Tiziano (Kingston Lacy, Bankes Collection, come il precedente), o ancora la Vergine col Bambino e i Santi Romualdo, Pietro, Benedetto e Paolo di Cima da Conegliano e il San Marco e tre Camerlenghi del Tintoretto (entrambi alla Gemäldegalerie di Berlino). Lo studio di una ricca documentazione inedita - proveniente da archivi privati e da diversi fondi pubblici, italiani e francesi - ha consentito di ricostruire le attività collezionistiche di Ferdinando Marescalchi e la storia della sua raccolta di dipinti, sullo sfondo di un'epoca di grandi cambiamenti politici, sociali e culturali. Tra i suoi corrispondenti si contano alcuni dei più eminenti rappresentanti del mondo culturale ed artistico del suo tempo: il poeta Vincenzo Monti, l'editore d'arte Giambattista Bodoni, gli artisti Francesco Rosaspina, Pelagio Palagi e Antonio Canova, l'erudito cardinale Giuseppe Mezzofanti e lo storico dell'arte Leopoldo Cicognara (un'ampia scelta di lettere è trascritta in appendice del primo volume). Si tratta di una vicenda paradigmatica che aiuta a meglio capire gli orientamenti del gusto e a definire le diverse problematiche inerenti le pratiche collezionistiche e la protezione delle arti in un momento chiave della cultura europea, che vide non soltanto organizzarsi il moderno mercato dell'arte, ma soprattutto trasformarsi, più o meno radicalmente secondo i luoghi, i concetti di eredità artistica e di patrimonio nazionale: movimento che porterà alla costituzione dei principali musei pubblici d'Europa. Il secondo volume è consacrato al catalogo della collezione di dipinti.
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Published version of EUI PhD thesis, 2001
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