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Il contenimento statunitense dell’economia cinese

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Gabriele NATALIZIA and Andrea CARTENY (eds), Come difendere l’ordine liberale : la grand strategy americana e il mutamento internazionale, Milano : Vita e Pensiero, 2022, Relazioni internazionali e scienza politica. ASERI, 65, pp. 175-184
Cite
PUGLIESE, Giulio, Il contenimento statunitense dell’economia cinese, in Gabriele NATALIZIA and Andrea CARTENY (eds), Come difendere l’ordine liberale : la grand strategy americana e il mutamento internazionale, Milano : Vita e Pensiero, 2022, Relazioni internazionali e scienza politica. ASERI, 65, pp. 175-184 - https://hdl.handle.net/1814/75260
Abstract
L’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991 non sancì semplicemente la fine della Guerra Fredda, ma corrispose ad una rinnovata centralità nell’agone internazionale della potenza vincitrice, gli Stati Uniti d’America. La preponderanza militare statunitense fu accompagnata da un rilancio dell’economia che, soprattutto nell’ultima decade del 20° Secolo, divenne il cuore pulsante della rivoluzione informatica. Lo sviluppo, la diffusione e la commercializzazione di nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) − quali i personal computer e internet (facilmente fruibile attraverso il World Wide Web) − facilitarono un boom economico lungo l’intero arco degli anni ‘90. Il PIL statunitense non crebbe solo in termini assoluti, ma anche relativi: la quota di PIL globale passò dal 26,3% del 1990 al 31,6% del 2001 (World Bank, 2020). Nonostante i timori e le contromisure americane negli anni ‘80 e primi anni ’90 (Nymalm 2020), la seconda economia mondiale – quella dell’alleato giapponese – costituiva di contro il 14% dell’economia mondiale per PIL nominale nel 1990, mentre le principali economie asiatiche combinate (Cina, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud, ASEAN-5, Vietnam e India) corrispondevano al 50% del PIL giapponese (Shiraishi 2015, 207). La stagnazione del Giappone negli anni ’90 e la perdita di competitività sul fronte tecnologico aumentarono il richiamo del modello economico USA rispetto al dirigismo proprio degli “stati sviluppisti” dell’Asia Orientale (Chu 2016). Insomma, nel dopo Guerra Fredda gli USA furono a tutti gli effetti una potenza unipolare.
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