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dc.contributor.authorROY, Olivier
dc.date.accessioned2011-02-16T11:11:22Z
dc.date.available2011-02-16T11:11:22Z
dc.date.issued2009
dc.identifier.citationMilan, Feltrinelli, 2009en
dc.identifier.isbn9788807104527
dc.identifier.urihttps://hdl.handle.net/1814/15697
dc.descriptionTranslation of La Sainte Ignorance, Paris, Le Seuil, 2008en
dc.description.abstractPerché decine di migliaia di musulmani si convertono al cristianesimo o diventano testimoni di Geova? Come si spiega che la religione che cresce più velocemente nel mondo sia il pentecostismo? Perché il salafismo, una dottrina musulmana particolarmente severa, attira i giovani europei? Perché tanti giovani si stringono intorno al papa nelle Giornate mondiali della gioventù e così pochi entrano in seminario? Come è possibile che i difensori della tradizione anglicana conservatrice siano oggi nigeriani, ugandesi e kenioti, mentre il primate della Chiesa d'Inghilterra approva l'uso della sharia? Perché la Corea del Sud, in proporzione ai suoi abitanti, fornisce il più alto numero di missionari protestanti del mondo? Come è potuto succedere che il primo musulmano e il primo buddhista eletti al Congresso americano siano neri convertiti? La teoria dello scontro di civiltà non permette di comprendere questi fenomeni. Perché, lungi dall'essere l'espressione di identità culturali tradizionali, il revivalismo religioso è una conseguenza della globalizzazione e della crisi delle culture. La "santa ignoranza" è il mito di una purezza religiosa che si costruisce al di fuori delle culture. Questo mito anima i fondamentalismi moderni, in concorrenza tra loro su un mercato delle religioni che acuisce le loro divergenze e contemporaneamente standardizza le loro pratiche.en
dc.language.isoiten
dc.publisherFeltrinellien
dc.titleLa santa ignoranza: Religioni senza culturaen
dc.typeBooken
eui.subscribe.skiptrue


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